Facciamo un po’ di sana marcia indietro sulla digitalizzazione?

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Facciamo un po’ di sana marcia indietro sulla digitalizzazione?

Sempre più spesso mi chiedo se non sia giunta l’ora di fare un po’ di sana marcia indietro sulla digitalizzazione. Noi di Ars et Inventio, siamo i più bravi nel far accadere i cambiamenti ma a volte questo obiettivo richiede approcci radicali come quello che voglio proporre. 

Prima dell’avvento della posta elettronica, comunicare era più difficile. Questo rendeva le organizzazioni meno efficienti ma obbligava i singoli a prendere decisioni con maggiore autonomia. 

Oggi siamo in una situazione in cui le comunicazioni sono gratis e quindi coinvolgere altre persone in un processo decisionale ha costi bassi. Ne siamo sicuri? Certamente il costo del chiedere una opinione è praticamente zero, quello invece di dare una risposta è elevato. Quanto tempo dedichiamo a rispondere ad altri? Quale il costo complessivo? Siamo sicuri che la nostra opinione sia sempre essenziale? 

Io credo che nella maggior parte dei casi chiediamo una opinione, o coinvolgiamo altri in un processo decisionale, perché non costa e ci mette al riparo dal rischio delle nostre decisioni. In pratica stiamo sempre di più rinunciando alle nostre responsabilità. Allora, non sarebbe forse ora di fare una sana marcia indietro in questa corsa alla digitalizzazione?

L’esplosione delle video conferenze non ha fatto che peggiorare le cose. Ora anche vedersi ha un costo prossimo allo zero, col risultato che il numero delle persone partecipanti è maggiore rispetto ad una riunione in presenza fisica. 

La riflessione che voglio stimolare è che la digitalizzazione dei soli canali di comunicazione non sia senza effetti negativi sulle performance complessive delle organizzazioni. Credo dovremmo spingere maggiormente sulla responsabilizzazione dei singoli perché possano dedicarsi al proprio lavoro e non alla mail o ad alle video conferenze (prima o poi rispondere alle mail diventerà il titolo professionale di qualcuno!). Ricordo chiaramente il mio primo manager quando lavoraro in Microsoft USA negli anni 80, Peter ripeteva sempre: “ci sono tre possibilità, prendere la decisione giusta, prendere la decisione sbagliata oppure non prendere alcuna decisione. L’ultima opzione è la peggiore!”. Ecco temo che con questa forsennata digitalizzazione ci stiamo sempre di più spingendo verso un mondo di non decisioni.

Come raggiungere la responsabilizzazione dei singoli? Il problema coi concetti di moda tipo holocracy, teal organizations, flat organizations ed altre, è che lasciano il tempo che trovano. Difficile incidere realmente sulle abitudini consolidate. 

Propongo allora di lavorare su due fronti, che possono sembrare di breve respiro ma che sono molto concreti e col tempo lasceranno un segno profondo: 

  • dare un budget di decisioni che una persona deve prendere autonomamente; 
  • introdurre un budget di numero massimo di mail/chat che un singolo può mandare. 

Può funzionare? Il modo migliore è provare. L’aspetto interessante di questa duplice proposta è che è testabile in piccoli gruppi per un trimestre con revisione mensile dell’andamento. Se le cose non dovessero funzionare, i costi legati al fallimento, o meglio all’apprendimento, sarebbero comunque molto limitati. Sono invece pronto a scommettere che una volta provato, si toccheranno con mano benefici concreti. 

So bene che un progetto di cambiamento dovrebbe avere una visione di ampio respiro che includa, tra le altre cose, percorsi di upskilling (altra parola di moda), ma a volte il modo migliore per far succedere le cose è partire dal basso.  

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