Why Digital Transformations Fail

Why Digital Transformations Fail

Gli impatti che le innovazioni tecnologiche hanno avuto sulla storia, o dovrei piuttosto dire evoluzione, della specie umana, sono sempre riconducibili ai processi legati alla loro adozione. La capacità di intuirne impieghi e possibili applicazioni per primi da parte di alcuni, ha sempre rappresentato un importante elemento di competitività, quando non di sopravvivenza.

Tecnologia e capacità trasformativa

A partire dai processi naturali di trasformazione sviluppati dagli esseri umani per adattare l’ambiente ai propri bisogni alla nascita della scienza moderna, fino all’avvento della tecnologia nella sua accezione odierna, strettamente legata ai processi trasformativi applicati o applicabili in ogni settore di industria.

In relazione alla possibilità di realizzare un prodotto o un servizio, la tecnologia ci dice tutto quello che serve sapere per avviare e condurre la fase realizzativa.

La quarta rivoluzione industriale

Nel pieno della quarta rivoluzione industriale, dove i confini tra mondo fisico, digitale e biologico si stanno sempre più sfumando, la capacità di immaginare nuove applicazioni della tecnologia, e di realizzarle grazie alla disciplina, può fare la differenza nell’affrontare quella necessaria trasformazione digitale da tutti auspicata.

Eppure a livello mondiale, il 70 percento delle trasformazioni digitali intraprese dalle compagnie fallisce. La mancanza di obiettivi chiari e di un processo disciplinato per raggiungerli lascia il segno.

Con tutto quello che ne consegue. Investimenti “a fondo perduto”, perdita di competitività, esposizione alla disruption derivante da accesso al proprio settore d’industria, peraltro sono sempre meno caratterizzati e più sfumati nei loro confini, da parte di nuovi attori che sappiano fare efficacemente leva sulle tecnologie digitali.

Un processo in cinque fasi

“Why Digital Transformations Fail”, nato dall’esperienza diretta di Tony Saldanha, delinea un processostrutturato in cinque fasi, ciascuna chiaramente identificata e descritta nei dettagli, grazie alle quali è possibile passare da uno stato di fatto che vede alcuni processi di automazione digitale sviluppati a macchia di leopardo ad un desiderabile stato nel quale la tecnologia digitale è resa la spina dorsale dell’azienda.

Per ognuna di queste cinque fasi, Tony Saldanha descrive quali discipline devono accompagnare l’execution e condivide una checklist che consenta di descrivere le giuste traiettorie di sviluppo e di mantenimento dello stato di volta in volta raggiunto. Una metafora utilizzata nel volume, quella del decollo e del mantenimento della rotta, che ben si adatta alle necessità di avere approcci all’execution regolati e misurabili.

Ma qual è lo scopo ultimo di una trasformazione digitale? E perché oggi c’è tutta questa tensione verso progetti di trasformazione digitale? Le tecnologie digitali sono abilitanti nei confronti di nuovi modelli di business e la partita che le aziende oggi sono chiamate a giocare si trova su campi diversi da quelli cui siano abituate, con regole diverse e avversari sconosciuti. Il rischio è la “disruption”. E la scelta è tra subirla o piuttosto provocarla.  

La trasformazione digitale, quando eseguita con lo scopo ultimo di consolidarla nel DNA aziendale, non rappresenta una minaccia esistenziale, ma piuttosto l’occasione di una vita.

E questo è esattamente quello di cui occupiamo noi di Ars et Inventio: accompagnare i nostri clienti in questo “volo”.

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