Crowdfunding: una nuova leva per accelerare l’innovazione.

Crowdfunding: una nuova leva per accelerare l’innovazione

Crowdfunding: una nuova leva per accelerare l’innovazione.

L’equity crowdfunding, uno strumento in rapida maturazione che offre opportunità per sostenere l’open innovation e ridurre i costi per la corporate nelle sperimentazioni e nel lancio di nuovi prodotti.

Un CAGR del +46% dal 2015 ad oggi. Una raccolta di € 442.684.694 fino al 2019. Un tasso medio di successo delle iniziative pari a circa il 70%. Sono i numeri del crowdfunding in Italia, un fenomeno in crescita che sta cambiando il modo di sostenere la creatività e l’imprenditorialità delle persone.

Per chi oggi non conosce il Crowdfunding, è «il processo con cui più persone (folla o crowd) conferiscono somme di denaro, anche di modesta entità, per finanziare un progetto imprenditoriale o iniziative di diverso genere utilizzando siti internet e ricevendo talvolta in cambio una ricompensa.» (CE, 2015). Un processo in grado generare un impatto positivo per l’innovazione, in particolare per i processi di Open Innovation.

Le origini del crowdfunding non sono così recenti. Senza scomodare l’Irish Loan Fund di Jonathan Swift, l’inception del crowdfunding si colloca intorno al 2000, quando la “rete” ha cambiato il modo di fare “colletta” per sostenere progetti artistici e musicali. Il fenomeno si è rapidamente evoluto, trainato sia dal successo di IndieGogo e KickStarter sia dalla diffusione del concetto di crowdsourcing, e ha generato differenti modelli tramite i quali è possibile finanziare progetti artistici, imprese e iniziative social. I principali sono 4: donation based, reward based, lending P2P ed equity based.

Il modello oggi più interessante è, forse, quello Equity Based, trattato e regolamentato in Italia nel Decreto crescita bis. Una forma democratica di accesso ad un capitale sottoutilizzato (nda, quello dell’insieme dei piccoli risparmiatori) in grado di sostenere la spinta imprenditoriale e affiancarsi al Venture Capital. Per farlo funzionare, però, bisogna ragionare su due aspetti cruciali: la composizione della crowd e i driver che guidano le scelte di investimento.

Il rapporto dell’Osservatorio Crowd-investing (2020) fornisce un’overview generale del fenomeno, considerando fattori demografici, di reddito e la natura fisica o giuridica dell’investitore. Resta, comunque, viva la necessità di segmentare in modo più profondo la crowd, esplorandone le differenze comportamentali per capire cosa ne influenza le scelte.

Uno studio italiano (Feola et al., 2019), invece, ha realizzato una marketing segmentation nel mercato del crowdfunding in Italia, confrontando le motivazioni finanziare con quelle non finanziarie di coloro che definisce “digital investor”. Si punta a comprendere cosa influenza le scelte di investire tramite crowdfunding e suggerire elementi per la definizione di un’efficace strategia di marketing comune tra imprenditori e piattaforme. Assumendo una prospettiva di marketing, sono stati rilevati 5 driver di investimento (fiducia nel team e nell’impresa, volume dell’impegno di investimento individuale, caratteristiche della campagna di crowdfunding e motivazioni sociale ed etiche) che hanno portato all’identificazione di 4 segmenti di digital investor: “venture trustful”, “crowdfunding technician”, “financial invetsors/talent scouters”, e, infine, i “social dreamers”.

I venture trustful sono giovani under 40, abili nell’uso delle piattaforme di equity crowdfunding. Hanno una tolleranza medio-alta verso il rischio dell’investimento web-based e una forte motivazione intrinseca ad investire, dettata da ragioni personali o legate al contesto in cui sono inseriti. Le loro scelte di investimento sono influenzate dalla fiducia verso l’impresa e poco interessati a driver etici o sociali.

I crowdfunding technician, di età compresa tra i 40 e i 60 anni, sono influenzati sia dalle informazioni finanziare e dalle financial pledge, sia dalle caratteristiche della piattaforma di crowdfunding (accesso alla piattaforma e allo strumento, interfaccia utente, processo di investimento, quantità/qualità dei progetti lanciati, percentuale di successo dei progetti, etc.).

I financial investors/talent scouters, principalmente under 50, sono interessati alle informazioni finanziarie e al team imprenditoriale. Il segmento riunisce due sottogruppi che condividono il desiderio di porre impresa e team sotto una soft due diligence.

I social dreamers sono under 30 o nel range 40-50 anni, interessati ai driver etici e sociali, così come alla fiducia nel team e nell’impresa. Hanno poca dimestichezza nell’uso delle piattaforme e una tolleranza al rischio di investimento tramite strumenti web decisamente bassa.

I primi due segmenti trovano più facile investire tramite piattaforma di crowdfunding, mentre gli ultimi hanno difficoltà nel partecipare alle campagne di crowdfunding. Nonostante ciò, sono proprio i financial investor/talent scouters ad avere un maggiore interesse nel ripetere l’investimento tramite crowdfunding.

I venture trustful e i financial investors/talent scouters, sembrano assumere comportamenti analoghi ai Venture Capitalist.

I segmenti dei digital investor

Un’analisi di questo tipo produce implicazioni sulla gestione delle piattaforme di crowdfunding e sulle attività di ricerca fondi tramite equity crowdfunding. Per Imprenditori e owner delle piattaforme, la divisione dei digital investor in segmenti omogenei tra di loro ma differenziati per motivazione e driver di investimento, può essere un utile supporto per sviluppare una strategia congiunta tesa a massimizzare il potenziale di raccolta.

Considerando la comprensione dello strumento, unitamente alle motivazioni intrinseche ed al desiderio di generare nuovi benefici per sé stessi, puntare a valorizzare track record e fiducia in un’impresa permette di intercettare i venture trustful. Questi sono molto propensi ad utilizzare il crowdfunding e investire in progetti imprenditoriali solidi dal punto di vista dell’organizzazione, che offrono prodotti superiori a quelli presenti sul mercato e con un basso rischio di minacce competitive.

Se si intende coinvolgere il segmento financial investors/talent scouters, è preferibile rimuovere gli ostacoli offrendo una journey fluida in piattaforma e lavorare sulla fiducia verso il team e l’impresa. Significa selezionare progetti in cui sono presenti un team con una forte attitudine imprenditoriale e competenze di alto livello.

La stessa indicazione vale se si sceglie di attrarre i social dreamers, il cui potenziale di investimento potrà essere pienamente sfruttato ponendo in evidenza il legame dei progetti con il concetto di humane entrepreneurship.

L’analisi del crowdfunding offre spunti di riflessione interessanti per le corporate, se le consideriamo composte da una community con caratteristiche analoghe al campione osservato dallo studio. Le corporate, infatti, possono utilizzare gli insight della ricerca e dei report sul crowdfunding per valutare l’opportunità di inserire il crowdfunding nel proprio portfolio di strumenti per condurre sperimentazioni o lanciare nuovi progetti, così come sfruttare i risultati dello studio per usi industriali.

È il caso dell’enterprise crowdfunding, già in uso da diverse aziende anche se nella sua forma reward based (IBM e General Electric per citarne due) e non equity. È stato applicato secondo due dinamiche:

  • una volta a utilizzare piattaforme esterne per finanziare sperimentazioni, comprendere i desideri dei consumatori e validare l’innovazione;
  • l’altra tesa ad abilitare una community interna che scommetta sulle migliori idee e soluzioni di business innovative da lanciare.

General Electric e Honeywell, hanno sperimentato il crowdfunding riducendo fino a 20 volte i costi upfront per il rollout di un prodotto e ingaggiando gli stakeholders per ricevere feedback sui prodotti così da effettuare un matching puntuale con i bisogni dei consumatori.

P&G e Bose tramite questa soluzione, hanno usufruito della possibilità di una validazione real-time e real market della domanda.

Volendo ingaggiare le community interne, il crowdfunding permette di introdurre un nuovo mindset per l’innovazione e il processo di decision making, trasformando idee creative in business ad alto impatto, rafforzando il ruolo dei dipendenti nel processo di innovazione, valorizzando le expertise e creando un processo trasparente nelle corporate.

Il crowdfunding nelle corporate

Una delle implicazioni più evidenti è il ruolo che il crowdfunding può avere nell’innovazione, potendo porsi come strumento al servizio dei processi di innovation transfer, per portare l’innovazione dalle imprese al mercato.

Ecco alcuni benefici che le imprese potrebbero conseguire da un uso intelligente del crowdfunding:

  • Poter effettuare una discovery su più innovazioni in parallelo riducendo i costi e il timing tradizionalmente richiesti da questa attività;
  • Accelerare il processo di innovazione aziendale concentrandosi solo sulle iniziative di maggior valore e ad alto impatto;
  • Potenziare il ruolo dei dipendenti nella generazione di nuovi business;
  • Indentificare nuove fonti di finanziamento per operazioni di spin-off.
  • Istituire nuovi modelli di investimento iniziative di innovazione

Questi risultati potranno essere raggiunti facendo leva sui risultati dello studio in cui sono stati identificati quattro segmenti di digital investor, applicabili solo dopo un lavoro di convergenza dell’equity crowdfunding verso la forma enterprise. Oggi è necessario facilitare l’accesso e l’applicazione del crowdfunding da parte delle Corporate, così da dare un boost sia alla maturazione al fenomeno sia all’ecosistema dell’innovazione.

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