Startup ecosystem: cosa pensano Augusto e Paolo

Augusto Fazioli e Paolo Barone startup

Startup ecosystem: cosa pensano Augusto e Paolo

Come sapete da qualche settimana abbiamo lanciato un format video in cui far emergere punti di vista differenti su un argomento di innovazione.

Questa settimana abbiamo posto 2 domande ad Augusto Fazioli (Partner di Ars et Inventio) e a Paolo Barone (Senior Open Innovation Consultant di Ars et Inventio). Vediamo come hanno risposto:

“Quali sono le caratteristiche e i potenziali fattori distintivi dell’ecosistema italiano delle startup?”

Augusto:

“Io ho la sensazione che le start up italiane troppo spesso imitino il modello americano della silicon valley. Penso che sia un errore perché non abbiamo la stessa struttura industriale e non abbiamo la stessa capacità di finanziamento. Tutte le startup che vedo puntano sulle logiche di piattaforma e di B2C (business to consumer). Si ispirano alle grandi piattaforme come AirBnB.

Il problema è che non può funzionare in Italia.

Secondo me una startup italiana per aver successo dovrebbe puntare sul B2B (Business to Business), perché si tratta di modelli di business che non richiedono le stesse intensità di finanziamento del B2C. Dobbiamo individuare un modello italiano per la crescita delle startup, che si connetta con un tessuto industriale composto da PMI.
Non imitiamo il modello statunitense perché si tratta di un contesto molto diverso dal nostro.”

PAOLO:

“Sicuramente il sistema delle startup italiane tende a copiare idee di prodotti o servizi che sono nate e che hanno avuto successo negli Stati Uniti o in altre “valli dell’innovazione”. Questo però non deve essere un alibi per non adottare le buone pratiche che vengono dagli Stati Uniti o dagli altri ecosistemi. Anzi! Questo invito a costruire un modello italiano di ecosistema startup deve essere uno stimolo per introdurre anche da noi metodologie come il Lean Startup che promuovono la sperimentazione e l’apprendimento continui. Usiamo la testa, cerchiamo di sfruttare al meglio i fattori differenzianti dell’ecosistema italiano, ma non chiudiamoci. Continuiamo a studiare e sperimentare le varie soluzioni che provengono da ecosistemi differenti e di successo.”

Quali caratteristiche del modello di business di una startup lo rendono vincente nell’ecosistema italiano?

PAOLO:

“Partiamo dal fatto che l’Italia ha un tessuto imprenditoriale molto esteso. Siamo un’economia basato sulle PMI e su microimprese e questo fa dell’Italia un paese che ha un alto grado di propensione al rischio. Si tratta di un fattore di successo del nostro sistema industriale. Questi focolai di imprenditorialità (ed innovazione) hanno però bisogno di sostegno ed aiuto. Questa potrebbe essere la missione delle grandi imprese italiane. Pensate che solo nel 2019 il fatturato generato da startup innovative in Italia è stato di oltre un miliardo con la creazione di oltre 30.000 posti di lavoro.

Quindi aiutiamo questi cluster innovativi perché la loro crescita non può che far bene al sistema paese.
Inoltre le startup possono anche avere un ruolo importante per le Corporate che hanno la necessità di innovare in modo veloce e continuo. Per fare cose nuove hanno bisogno di tempo e di ridurre il rischio di fallimento. Trovare, sperimentando, modalità di collaborazioni efficaci tra startup e corporate può essere la svolta vincente per il sistema paese e per le startup che riuscirebbero a crescere anche in Italia.

AUGUSTO:

Se siete una startup non perdere tempo con le corporate. Le corporate sono terribilmente lente, sono degli elefanti e la microimpresa non ha le risorse per sopportare queste tempistiche. Per cui io ridirei di puntate sulla media azienda italiana. Si tratta di tutte quelle aziende italiane che fatturano da 50 a 500 milioni di euro. Sotto queste cifre non ci sono i fondi e le strutture per pensare a percorsi di accelerazione. Sopra questi livelli le imprese sono troppo strutturate e lente

Se sei una startup italiana il mio suggerimento è di puntare sul B2B, non cercare di fare exit miliardarie o di fare exit in tre anni seguendo un modello USA che non ha senso qui da noi. Datti tempi più lunghi e punta a exit più brevi, punta su medie imprese di successo tra 50 e i 500 milioni di fatturato: questo è lo sweet spot per le startup nostrane“.

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Augusto e Paolo